Vale la pena seguire le raccomandazioni degli analisti?

Navigare tra le continue oscillazioni del mercato azionario non è stato semplice quest’anno, e gli analisti di Wall Street non hanno certo reso il compito più facile.

Le difficoltà di prevedere il mercato

L’anno è stato caratterizzato da un’estrema volatilità: vincitori che diventano perdenti, titoli in difficoltà che tornano a brillare e l’indice S&P 500 che, dopo un inizio positivo, ha restituito gran parte dei guadagni di gennaio. Tuttavia, nonostante questa turbolenza, 98 titoli dell’indice hanno registrato un rialzo di almeno il 10%, mentre solo 43 hanno subito cali a doppia cifra. Questo dimostra che il stock picking può ancora fare la differenza—se si scelgono i titoli giusti.

Tra i migliori performer ci sono stati Super Micro Computer, CVS Health e Tapestry, mentre tra i peggiori figurano Edison International, West Pharmaceutical Services e Deckers Outdoor.

Gli analisti hanno davvero previsto i migliori e i peggiori titoli?

Se gli analisti fossero davvero in grado di individuare le migliori opportunità, i titoli più apprezzati dovrebbero performare meglio, mentre quelli meno apprezzati dovrebbero soffrire. La realtà, però, è diversa.

Secondo i dati di FactSet, il 46,6% delle raccomandazioni sui 43 titoli peggiori erano “Buy”, una percentuale inferiore alla media dell’indice (55%). Tuttavia, anche tra i titoli migliori, la percentuale di rating “Buy” era solo 47,2%, dimostrando che gli analisti non sono riusciti a identificare con precisione le opportunità più redditizie. Anzi, i due peggiori titoli—Edison International e West Pharmaceutical—avevano rispettivamente 55% e 67% di rating Buy, mentre Super Micro Computer, il titolo migliore dell’anno, aveva appena il 30% di Buy, e CVS Health, il secondo miglior titolo, aveva il 55% di rating positivo.

La performance storica delle raccomandazioni degli analisti

Secondo Adam Parker di Trivariate Research, dal 2001 i titoli più amati dagli analisti hanno sottoperformato quelli più odiati di circa 30 punti percentuali. Il ciclo si ripete: periodi di forte underperformance seguiti da recuperi e poi di nuovo correzioni. Le revisioni di rating possono generare movimenti giornalieri significativi, ma nel lungo periodo non garantiscono una sovraperformance.

Un altro fenomeno osservato tra il 2009 e il 2016 è che i titoli con il maggior gap tra prezzo attuale e target price tendevano a sovraperformare. Tuttavia, oggi questo segnale non è più affidabile, spesso riflettendo un eccessivo ottimismo su titoli destinati a deludere. Inoltre, gli analisti tendono a favorire titoli ad alta volatilità (high beta), che possono generare guadagni rapidi ma anche perdite elevate in momenti di avversione al rischio.

Quando le raccomandazioni degli analisti possono essere utili?

Un segnale che ha dimostrato un certo grado di efficacia è la convergenza delle valutazioni: quando tutti gli analisti hanno target price simili, il titolo tende a performare meglio. Tuttavia, anche questa regola sta perdendo efficacia. Come sottolinea Parker, un segnale che è storicamente volatile e inefficace non è un buon criterio per la selezione dei titoli.

Forse, però, il problema va visto sotto un’altra prospettiva. I report degli analisti sono strumenti preziosi, ma non tanto per i loro target price o rating Buy/Sell, quanto per le informazioni che offrono sulle aziende e sui settori.

Un caso emblematico: Microsoft

Prendiamo ad esempio Microsoft, uno dei titoli più amati da Wall Street. Nell’ultimo anno, ha perso il 2%, risultando il peggior performer tra i “Magnificent Seven”, nonostante il 94% di rating Buy a marzo 2024 e un target price medio di 472,62 dollari. Anche dopo la debole performance, la fiducia degli analisti è rimasta alta, con il 93% degli esperti che continuano a raccomandarlo, alzando il target price a 510,22 dollari.

L’entusiasmo degli analisti era legato all’integrazione con OpenAI e alla crescente domanda di cloud e AI, ma la realtà ha mostrato un’altra faccia: i costi legati all’intelligenza artificiale sono esplosi (+58% di spese in conto capitale nel 2024), mentre la crescita di Azure è stata inferiore alle aspettative. Senza i report degli analisti, però, sarebbe stato difficile capire che la debolezza del cloud non era direttamente collegata all’AI e che Microsoft ha comunque migliorato le prospettive di margine.

Conclusione: seguire o ignorare gli analisti?

Gli analisti spesso non riescono a prevedere i migliori titoli o a evitare i peggiori. Tuttavia, la loro ricerca non è inutile:

  • I report offrono approfondimenti sulle aziende e sui trend di mercato, aiutando gli investitori a prendere decisioni informate.
  • I rating Buy e Sell non sono necessariamente indicatori di performance futura, ma possono influenzare i movimenti di breve termine, creando opportunità per i trader.
  • Le sviste degli analisti possono essere altrettanto preziose: individuare dove sbagliano può essere un vantaggio competitivo.

In definitiva, non è la ricerca degli analisti a fare la differenza, ma il modo in cui viene usata. Chi si affida ciecamente ai loro giudizi rischia di rimanere deluso, mentre chi sa leggere tra le righe può trovare spunti utili per costruire strategie di investimento più efficaci.